“Io Sono Jophiel” Edito Starlight. #Estratto #Offera a 0,99 cent

Estratto di “Io Sono Jophiel” Collana Starlight.

Senza rendersene conto e senza una meta precisa, si trovò all’imbocco di un ponte e distinse davanti a sé la Tour Eiffel. Si guardò attorno cercando di capire dove fosse. C’era molto traffico sotto di lei, dove passava una strada sulla quale le macchine sfrecciavano pericolosamente. La ragazza la fissò a lungo, per poi ricordare che quella era la galleria in cui era morta Lady Diana, esattamente il 31 agosto del 1997. Si trovava sul Ponte dell’Alma.
Scese e si accostò alla strada. Le macchine passavano a velocità sostenuta, ignorando chi vi fosse accanto al marciapiede. Di nuovo quell’ombra l’avvolse, scatenando in lei quei soliti oscuri pensieri.
Bastava fare solo qualche passo.
Qualche piccolo passo e tutto sarebbe finito.
Non avrebbe più sofferto.

Si massaggiò le braccia ormai gelide e bagnate. I vestiti le si erano appiccicati addosso, i capelli erano ormai fradici e dalla sua bocca usciva la nuvoletta di condensa a ogni respiro. Sentiva la testa vorticare e i pensieri offuscati. Aveva perso ogni senso di lucidità dal momento in cui aveva lasciato il dormitorio.
Adesso stava per fare quel gesto estremo ed era sola.
Si sentiva sola come non mai.
Pur essendo circondata da tanto rumore e da tanta gente, nessuno riusciva a sentire la sua anima gridare, invocare aiuto.
Era stremata.
“Solo qualche passo”, continuava a ripetersi come un mantra.
Sospirò sentendo scendere delle lacrime. Nessuno si sarebbe accorto che stava piangendo, la pioggia non faceva altro che nascondere il suo dolore.
Prese coraggio e cominciò ad avanzare con passo robotico verso le macchine che sfrecciavano, sperando almeno che se una di questa l’avesse colpita sarebbe morta sul colpo, senza ulteriore sofferenza. Tutto attorno a lei cominciò ad azzittirsi, o forse era solo la sua mente a essersi chiusa in una bolla.
Finalmente avrebbe smesso di stare così male. Di essere incompresa da tutti.
Ancora un passo soltanto…
All’improvviso qualcuno l’afferrò con forza per un braccio, tirandola indietro e facendola schivare per un pelo una macchina che suonò a ripetizione il clacson. La presa improvvisa la fece tornare di colpo alla realtà e Jophiel emise un grido, per poi sentirsi avvolgere in un caldo abbraccio. Un respiro affannato soffiò vicino alla sua guancia e udì il battito del cuore accelerato nel petto, come se la persona avesse corso a perdifiato. Alzò lo sguardo e vide Alan completamente fradicio, i capelli bagnati e appiccicati al volto, che la guardava sconvolto.
«Non azzardarti a rifarlo!», disse il giovane con un ringhio.
Jophiel non rispose. Fu travolta da un forte senso di stanchezza e d’istinto appoggiò il capo sulla maglietta di Alan, ignorando l’acqua che le bagnò il viso. Così facendo, attraverso la trasparenza dovuta alla pioggia intravide un disegno inciso sopra il cuore: sembrava una zampa, ma non aveva la più pallida idea di quale animale fosse.

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